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Home Il Marcarolo Film Festival

MARCAROLO FILM FESTIVAL - domenica 17 agosto all'Ecomuseo di Cascina Moglioni

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Domenica 17 agosto l’Ecomuseo di cascina Moglioni ripropone il Marcarolo Film Festival manifestazione di cinema dedicato a tematiche ambientali, naturalistiche e socio-antropologiche, nato nel 2008 con la consapevolezza che l'audiovisivo oggi rappresenta uno dei principali strumenti per diffondere la conoscenza dai territori e delle diverse culture e per stimolare una riflessione sulle problematiche ambientali e sulle responsabilità individuali.
Il programma di quest’anno sarà il seguente:
domenica 17 agosto – Ecomuseo di Cascina Moglioni (Capanne di Marcarolo – Bosio AL)
- Ore 14.30 : presentazione del Marcarolo Film Festival
- Ore 15.00 : proiezione del documentario AT-TRAZIONE ANIMALE di Mario Gala e Remo Schellino ; a seguire dibattito.
- Ore 17.00 : proiezione del documentario IL VORTICE FUORI di Giorgio Affanni e Andrea Grasselli ; a seguire dibattito.
- Ore 19.00 : apericena equo-solidale a cura della cooperativa Equazione (7.00 €)
- Ore 20.00 : concerto acustico nel teatro all’aperto dell’Ecomuseo di cascina Moglioni di Marcello Crocco (flauto) e Marco Della Ratta (hang)
Il tema del Marcarolo Film Festival di quest’anno sarà l’AGRICOLTURA SOSTENIBILE IN AREE MARGINALI; i due documentari, che hanno partecipato alla 17° edizione di CinemAmbiente, affrontano l’argomento raccontando storie vissute di persone che hanno fatto scelte radicali andando ad abitare in zone montane e praticando un’agricoltura di qualità nel rispetto dell’ambiente e della vita.
Il primo, At-trazione animale, tratta l’utilizzo degli animali da lavoro in agricoltura, pratica che si sta diffondendo soprattutto nelle aree marginali di montagna e che ha permesso ad alcuni giovani, con un modesto investimento economico, di dedicarsi all’agricoltura.
Al temine del documentario è anche citato il Parco Capanne di Marcarolo per la promozione che l’Ente in questi anni ha riservato agli animali da lavoro. In molti casi infatti il lavoro con gli animali consente di poter recuperare aree impervie e inaccessibili a mezzi meccanici e, il più delle volte, “fragili” da un punto di vista ambientale.
Il secondo documentario, Il vortice fuori, racconta la storia di un contadino che ha fatto della sostenibilità e dell’autosostentamento una ragione di vita e che nella coltivazione dei suoi prodotti non usa mezzi meccanici. I suoi ragionamenti e le sue convinzioni sono uno spunto di riflessione, per tutti, su temi importanti quali l’alimentazione, la sostenibilità, la decrescita e la qualità della vita.

SCARICA LA LOCANDINA (CLICCA)

 

Approfondimento (da www.cinemambiente.it )

AT-TRAZIONE ANIMALE di Mario Gala e Remo Schellino
Autunno 2011. Un gruppo di persone come allevatori, veterinari, guardie forestali e studenti di agraria si ritrovano a Murazzano, in provincia di Cuneo, con l’intento di promuovere l’utilizzo della trazione animale. Una soluzione vincente, specie nel caso di territori di montagna e non troppo estesi, per i costi limitati e l’impatto ambientale ridotto al minimo, che dimostra concretamente come un’agricoltura più sostenibile e in maggior sintonia con la natura sia effettivamente possibile.
I registi
Mario Gala: è membro del consiglio nazionale dell’World-Wide Opportunities on Organic Farms Italia ed è titolare di un’azienda agricola presidio Slow Food.
Remo Schellino: ha fondato nel 1991 la casa di produzione Polistudio con cui ha realizzato diverse trasmissioni televisive, documentari e cortometraggi.
Trazione animale: un anno di esperienze
Nell’Autunno 2011 si è ritrovato a Murazzano (CN) un gruppo di persone (P.A.L.A.) con l’intento di promuovere l’utilizzo della trazione animale in agricoltura.
Nel gruppo vi sono allevatori, addestratori, agricoltori, un sellaio, un fabbro, un maniscalco, un veterinario e studenti  universitari di agraria, nonché forestali che utilizzano gli animali.
Viene stabilito un programma, e nel corso del 2012 si tengono in Piemonte delle giornate pratiche di divulgazione della trazione animale in varie cascine dove già si pratica il lavoro con gli equidi.
Al “Finocchio verde” di Murazzano una prima giornata-­‐vetrina, con esposizione di attrezzi e confronto sulle varie pratiche e con prove di esbosco, al tiro con un monumentale Percheron e al basto con asino e mulo.
Il numeroso pubblico giunto da varie regioni d’Italia ha potuto così assistere a delle pratiche che pensavano sepolte nella memoria dei nostri nonni.
In giugno siamo stati ospiti della Cascina Scherpo in Alta Langa, dove Giovanni ci ha mostrato il suo T.P.R. (Tiro pesante rapido, un cavallo agricolo italiano) all’opera nei lavori di fienagione, lavori eseguiti con attrezzatura “storica” e nonostante l’età degli stessi il nostro Giovanni con il suo cavallo ha tagliato, girato, ammucchiato e portato in cascina il fieno per le sue bestie, per tutto l’anno, e senza usare un litro di petrolio! In un tempo di lavoro ragionevolmente breve!!
A inizio ottobre ci siamo ritrovati a Cassinasco (AT) ospiti di Bruno, viticoltore che già utilizza gli asini per i lavori di ripuntatura nei filari.
E lì abbiamo visto questi miti animali essere veramente utili, e non più tenuti come animali da compagnia.
La salute dei suoi vigneti, unita alla bontà del suo Barbera, ci ha fatto vedere un’altra agricoltura possibile, e non un eccentrico signore che “gioca” con gli asinelli!
Anche da Marco a Roccaverano (AT), presso l’azienda La Masca, abbiamo visto i suoi asini e il suo mulo preparare il terreno per l’orto con l’ausilio di attrezzatura moderna prodotta in Francia da Prommata.
Ora il terreno è soffice, non compresso da mezzi pesanti (un altro dei problemi dell’agricoltura meccanizzata, sbaglio?), pronto ad accogliere le semine per le produzioni primaverili.
Sempre in ottobre in 8 persone siamo andati a Cahors, nel sud-­‐ovest della Francia, dove si è tenuta
l’assemblea autunnale di Prommata (Promotion du machinisme moderne agricole à traction animale).
Lì abbiamo incontrato agricoltori e tecnici provenienti da varie regioni della Francia e del Belgio.
Nel corso dell’incontro è stato presentato all’opera un’evoluzione di “Matavigne”, un mezzo porta-attrezzi polifunzionale adatto sia ai vigneti sia alle produzioni in pieno campo, con gli ultimi prodotti delle officine Prommata, per zappare l’interceppo delle vigne, per zappare gli ortaggi con una precisione sbalorditiva, per rincalzare, per diserbare tra le file, eccetera, con lo stesso mezzo, solo cambiando l’utensile con un sistema di innesto rapido!
Insomma: se da noi all’avvento della meccanizzazione agricola (salvo sporadici casi) gli animali sono stati del tutto abbandonati, in Francia si è continuato ad usarli e adesso ci sono a loro pro decenni di evoluzione e migliorie nell’attrezzatura a T.A.
E questo fa sì che in molti campi la T.A. è competitiva rispetto al trattore!
Per concludere: senza voler spacciare la T.A. come panacea per l’agricoltura, possiamo però affermare che per l’agricoltura di montagna o di piccola scala, per l’inserimento dei giovani, per il recupero di territori marginali, visti i costi e gli ammortamenti della meccanizzazione, considerando che i costi (carburanti, ecc.) sono inevitabilmente destinati a crescere, come a crescere è la questione dell’impatto ambientale, la trazione animale può in molti casi offrire soluzioni lavorative, occupazionali, generare un indotto non trascurabile, contribuendo a creare ricchezza!
Insomma, per un’agricoltura più in sintonia con la natura e più sostenibile, la trazione animale è un ritorno al futuro.

IL VORTICE FUORI di Giogio Affanni e Andrea Grasselli
Claudio Beltramelli è vegano e gestisce da solo la sua fattoria in Valcamonica, oltre a essere un coltivatore atipico che attua un’agricoltura tradizionale senza utilizzare alcun mezzo meccanico. Scandita dal ritmo delle quattro stagioni, seguiamo così la quotidianità di un uomo che nell’arco di quindici anni si è garantito una condizione di quasi completo autosostentamento. Una scelta radicale e controcorrente che non lo isola dal proprio tempo, ma che al contrario gli fornisce una chiave di lettura privilegiata per comprenderlo, confrontandosi con temi cruciali come la nutrizione vegetariana, l’alimentazione consapevole, il rispetto della natura e la decrescita.
I registi:
Giorgio Affanni : ha insegnato archeologia fenicio punica all’Università di Torino e realizzato diversi documentari su temi storici, archeologici e sociali.
Andrea Grasselli : ha lavorato come regista e direttore della fotografia sul set di varie produzioni. Il vortice fuori è il suo primo lungometraggio documentario.
Sinossi:
Il film parla del viaggio di conoscenza di un uomo solo ma non solitario e mostra come un uomo può vivere in modo ricco la sua vita senza i fronzoli della vita moderna, come un percorso di illuminazione può procedere lentamente ispirato degli esempi quotidiani della natura.
Claudio Beltramelli, un vegano, si occupa da solo della sua fattoria tradizionale e senza uso di macchinari in Valle Camonica (Brescia).
Per Claudio Coltivare è un atto che prevede un duro lavoro per le sue mani ma che lascia la sua mente libera di pensare al significato della sua vita. La sua ricerca ha origini nel bisogno di riavvicinarsi al suo vero essere, di riapproppriarsi delle sue radici culturali, di sfidare l'ipocrisia del vivere moderno.
Con la sua radicalità Claudio ci toglie le terra da sotto i piedi e ci dà lo possibilità di chiederci la domanda cruciale dell'umanità: “Dove stiamo andando?”
Dichiarazione dei registi:
La ricerca documentaristica sul modo di vivere di Claudio è nata dalla curiosità di avvicinarci e conoscere ciò di cui siamo fatti, di riprendere consapevolezza delle nostre radici e tentare di scorgere la sfida all'ipocrisia del vivere, oggi, il quotidiano.
Claudio, mentre lavora, riflette e ci parla dei temi a lui cari; la sua retorica fluisce come un torrente in piena e ci racconta della sua terra, quella che ha scelto, quella delle sue radici. Noi ci siamo posti in maniera umile piuttosto che radicale. Abbiamo preferito osservare in posizione d'ascolto, piuttosto che affrontare con maggiore veemenza il confronto. La radicalità, crediamo, la si può esprimere soltanto quando si conosce o si ha la visione della complessità di ciò che si sta affrontando. La nostra regia, quindi, è rimasta lenta e discreta, come la nostra vorace volontà di capire la scelta del coltivare.
Inoltrandoci nelle sue innumerevoli parentesi, digressioni mentali e metafore tra la vita e ciclo vitale, abbiamo potuto condividere una parte del viaggio di Claudio. La sintesi discorsiva, molto cara alla narrazione, è stata abbandonata in favore di una contemplazione attiva, immergendoci così in una serie di discorsi, parole e metafore che si schiudono, sbocciano e crescono, come zolle di terra che nascondono segreti al loro interno, come i semi che nel corso della vita si lanciano, e che a volte, possono germinare come zampilli d'acqua nella mente.

Parco Capanne di Marcarolo
Sito www.parcocapanne.it
Ufficio Turismo Promozione Comunicazione
tel 0143-877825 e-mail
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Ultimo aggiornamento Martedì 04 Agosto 2015 13:40