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Ente di gestione delle Aree protette dell'Appennino piemontese

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Trazione Animale Moderna nei Lavori Agricoli - 18/19 novembre a Montaldeo

 

PROGRAMMA

Sabato 18 novembre

 

  • Ore 14.00 Presentazione tecnica e prove in campo delle attrezzature a trazione animale moderna proposte dall’Associazione Prommata e con l’impiego di asini,cavalli e muli.
  • Ore 17.00 discussione e scambi di esperienza tra agricoltori e utilizzatori di attrezzature a trazione animale.Presentazione delle realtà francesi ed europee.
  • Ore 19.30 Cena in musica presso l’agriturismo “La Carrata”.

Domenica 19 novembre

  • Ore 9.00 Dimostrazione di utilizzo delle attrezzature adatte al lavoro su piccole superfici per la coltivazione di ortaggi.
  • Ore 12.30 Pranzo presso l’agriturismo “La Carrata”.(Pasto servito in sala e servizio bar).
  • Ore 14.00 Dimostrazione di utilizzo delle attrezzature necessarie al lavoro su grandi superfici coltivate a ortaggi o per colture a pieno campo.
  • Ore 18.00 Conclusione dei lavori.Cioccolata calda e vin brulè per tutti.

La partecipazione è gratuita, è gradita un’offerta di sostegno all’organizzazione dell’evento.
La manifestazione si terrà anche in caso di pioggia e le dimostrazioni verranno svolte in un’area coperta.

Info e Prenotazioni

  • Per informazioni e prenotazioni dei pasti e per il pernottamento telefonare a Emanuela al numero 347.4414807.
  • Per informazioni sullo svolgimento della manifestazione telefonare a Marco al numero 0144.93313

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Ottobre 2017 16:10
 

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Canzone per l'Appennino...

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LA MIA CANZONE PER L’APPENNINO MADRE CHE VIVE OLTRE LE DISGRAZIE
Maurizio Maggiani


Vado all’Appennino come vado alla casa delle origini, alla mia casa matrice e silvestre. Non c’è Apuo o Ligure, o apuoligure, che volgendo il suo sguardo al mare non avverta, naturale, ovvio, il sentimento dell’Appennino alle proprie spalle, la costrizione e la protezione, il grembo seccato e sempre rifiorito dell’Apua Mater.
Vado all’Appennino perché è madre che vive oltre le disgrazie e gli abbandoni, perché non c’è un vallo, una costa, un passo o una roccia o sito selvatico che non siano abitati, transitati, segnati, lavorati, benedetti e maledetti e ancora una volta benedetti, lasciati e ripresi; e sempre e comunque viaggiati, che l’Appennino è una via, l’arteria direttrice di ininterrotto scambio di cose e persone, anime e destini. Destini; a ogni disgrazia, catastrofe e temperie di sciagura il destino dell’Appennino è dato segnato per sempre, e sempre è contraddetto.
L’impero di Roma lo volle svuotato dei suoi popoli, e c’è chi è rimasto, la fame, la fame irrimediabile, ha deportato i discendenti alle Americhe, e c’è chi è tornato, i terremoti, la madre sempre scossa da tragiche doglie, hanno dirotto i paesi, e ogni volta c’è stato chi ha riedificato.
Contro ogni apparente ragione e logica, chi parte torna, chi perde riporta, ciò che muore rinasce, dovesse anche aspettare tre generazioni, e questo accade per amore e rispetto e dignità.
Quanto si inventa l’Appennino per continuare a pensarsi vivo, a quanto lavoro senza ragionevole mercede si applica per la pura e semplice passione di resistere al destino che lo proclama in eterno morente.
Quanto pane ancora si sforna, quante pietre angolari vengono ancora insediate, quanto primitivo formentone seminato, e castagni innestati, e antiche strade custodite.
Quanta dispendiosa cura viene data per ciò che sembrerebbe insignificante solo a cambiar l’angolo da cui lo si guarda.
No, l’Appennino non è madre di abbondanza e non di clemenza, ma i suoi figli non saprebbero averne un’altra. E tutto ciò non si vede se non da lì, se non da noi. Per il resto e gli altri, per l’opaco sguardo di un tivù, è solo montagne spaccate, maledetta incuria e fastidioso peso.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2017 14:53
 

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