Appennino News

Dona il 5 x 1000 per la ricerca scientifica delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese

Contribuirai a finanziare gli studi sul biancone (Circaetus gallicus) e sugli uccelli migratori in ambiente appenninico

Come ogni anno è arrivato il periodo nel quale è possibile fare la dichiarazione dei redditi.

L’ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese comunica che è possibile destinare il 5×1000 per la ricerca scientifica.

La destinazione del 5×1000 può essere espressa nell’allegato unico presente nel modello CU 2024 della dichiarazione dei redditi ex Modello Unico Persone Fisiche o modello 730.

Per destinare il proprio 5×1000 dell’IRPEF alle Aree Protette dell’Appennino Piemontese è necessario scrivere il codice fiscale dell’ente di gestione 01550320061 e porre la propria firma nel riquadro “FINANZIAMENTO DELLA RICERCA SCIENTIFICA E DELLA UNIVERSITÀ”.

ATTENZIONE: per la donazione del proprio 5×1000 alle Aree Protette dell’Appennino Piemontese non utilizzare la casella “SOSTEGNO DEGLI ENTI GESTORI DELLE AREE PROTETTE” perché esclusivamente destinata ai Parchi Nazionali.

IL PROGETTO DI RICERCA “INDAGINE SULLA BIOLOGIA DEL BIANCONE (Circäetus gallicus) IN AMBIENTE APPENNICO”

Guardiaparco Mara Calvini – Referente del progetto di ricerca

La ricerca scientifica oggetto di contributo 5 x 1000 ha l’obiettivo di monitorare e studiare il biancone al fine di elaborare specifiche misure “specie-specifiche” di conservazione e di tutela del suo ambiente. 

Il progetto di ricerca prevede l’individuazione e definizione dei siti di nidificazione della specie – Inserita in All. I della Direttiva comunitaria “Uccelli” – nel Parco Naturale di Capanne di Marcarolo, al fine di ottenere informazioni utili per l’elaborazione di specifiche misure di protezione della specie e di tutela del suo ambiente.

Dal 2019 ad oggi, nel periodo compreso tra fine marzo e aprile, sono stati svolti sopralluoghi mirati a indagare le aree in cui sono stati osservati display territoriali, parate nuziali e trasporto di materiale al nido. Fondamentale è stata la collaborazione di consulenza e spesso di sopralluoghi con l’ornitologo Massimo Campora che ha studiato il rapace da un ventennio.

In considerazione dell’estrema sensibilità della specie al disturbo antropico è previsto, tra le modalità di studio, l’osservazione degli individui a debita distanza sui siti di nidificazione. A tal fine occorre utilizzare della strumentazione ottica e fotografica di elevata qualità risolutiva per osservare e documentare le fasi di corteggiamento degli adulti, deposizione, involo dei piccoli, successo riproduttivo, ecc. 

L’acquisizione di questo materiale con il contributo prezioso del 5×1000 è propedeutico e fondamentale alla prosecuzione del progetto. Il monitoraggio della specie all’interno del Parco di Capanne di Marcarolo nel lungo periodo è lo strumento metodologico per valutare l’andamento della popolazione e lo stato di conservazione.

Per l’anno riproduttivo 2023, all’interno dell’area protetta delle Capanne di Marcarolo e nelle immediatamente zone adiacenti, sono stati accertati 8 siti certi di nidificazione.

Di seguito riportiamo gli importi ricavati dalle donazioni degli anni passati che sono state utilizzate per l’acquisto di strumentazione ottica/fotografica per l’osservazione sul campo:
– 2020: 592,07 euro
– 2021: 723,14 euro
– 2022: 1.764,34 euro
– 2023: 2.133,60 euro

IL BIANCONE

pullo di biancone al nido

Il biancone (Circaetus gallicus) è il simbolo del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e rappresenta uno strumento fondamentale per valutare la corretta gestione e il buono stato di conservazione della specie e degli habitat anche e soprattutto in rapporto alle attività umane.

È tra i rapaci che si stagliano nel cielo dell’Appennino piemontese uno dei più riconoscibili: in volo intercala ampie e lente battute a planate oppure è osservabile nella posizione dello “spirito santo” immobile nel cielo con le ali aperte.

Ha dimensioni medio/grandi (180/190 cm di apertura alare) e del peso di circa 2 kg. Abile volatore, è un migratore che sverna nel continente africano per poi giungere in primavera (a marzo) in Europa. Alcune caratteristiche rendono il biancone un rapace “speciale”, a partire dalla sua dieta costituita quasi esclusivamente da rettili, in particolare da ofidi, per cui viene identificato come “l’aquila dei serpenti”. Sul territorio dell’Appennino nidifica esclusivamente su conifere ed in particolare su pino nero e pino marittimo, in aree all’apparenza impervie e di difficile accesso. La femmina depone un solo uovo all’anno che viene covato da entrambi i genitori per circa 42/45 giorni. Dopo la schiusa il piccolo “pullo” passerà ancora 70 giorni prima dell’involo. All’inizio di Ottobre la coppia con il giovane, ormai in grado di volare, torna nel continente africano percorrendo anche 4000 Km.

Alquanto schivo nei confronti dell’uomo, il biancone è molto sensibile ai disturbi antropici (tagli boschivi, mezzi fuoristrada, eccessivi rumori). Sull’Appennino ligure-piemontese, l’attuale consistenza è di almeno 50/60 coppie nidificanti, ma la specie in Europa ha uno stato di conservazione sfavorevole ed è ritenuta rara. Le modifiche delle pratiche agro-pastorali e l’abbandono dei prati-pascolo, con conseguente aumento delle zone forestali, sono i principali fattori limitanti per questo rapace.

Nel Parco Capanne di Marcarolo è presente e diffuso in tutto il territorio, sia come nidificante sia per le attività di foraggiamento. L’area Protetta, infatti, possiede ambienti diversificati ricche di praterie o zone aperte e pascoli d’alta quota, buona disponibilità di prede (soprattutto serpenti) e presenza di conifere adatte alla costruzione del nido (pino nero e pino marittimo).

E’ specie territoriale e la densità è legata alla disponibilità delle risorse trofiche. In Appennino, la distanza media di una coppia e di circa 6 km. 

Il Biancone è specie migratrice, protetta dalla L. 157/1992 e inserita nell’allegato I della Direttiva Uccelli 2009/147/CE, inserita nella categoria “Vulnerabile” della Lista Rossa Italiana (Rondinini et al., 2022).