Le aree attrezzate: una risorsa per il territorio dell’Appennino Piemontese
Dal consumo del suolo alla cultura dell’accoglienza: la metamorfosi del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo attraverso l’esperienza del dott. Giacomo Gola, Responsabile del Settore Vigilanza dell’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese
Le aree attrezzate non sono semplici spazi con tavoli e panche; sono la “porta d’ingresso” di un ecosistema delicato. In passato, tuttavia, la realtà nel Parco naturale delle Capanne di Marcarolo era ben diversa: questi spazi erano spesso teatro di frizioni e incomprensioni, vissuti come zone di puro svago ludico a scapito della quiete dei residenti e dell’integrità del paesaggio. A questo proposito, si è deciso di intervistare il dott. Giacomo Gola, capoguardia dell’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese.
Ciao Giacomo, cosa si intende per area attrezzata e soprattutto cosa vuol dire gestire un’area attrezzata in un Parco naturale come quello di Capanne di Marcarolo ?
Le aree attrezzate sono aree delimitate da recinzioni in legno, all’interno delle quali sono presenti panche e tavoli per soste di gruppi organizzate per mangiare cibi freddi. Si trovano nelle zone di maggior frequentazione del Parco (Benedicta, Capanne superiori di Marcarolo e Lago superiore della Lavagna). In esse non sono previsti punti fuoco.
Quale comportamento deve adottare un turista all’interno di un’area attrezzata?
Il turista deve semplicemente comportarsi come se fosse in un giardino, magari quello di casa sua: non abbandonare rifiuti, non accendere fuochi, non calpestare il prato da fieno del vicino e in generale rispettare la quiete della natura e degli altri fruitori.
Cosa è cambiato concretamente nel comportamento dei turisti all’interno delle aree attrezzate rispetto a quando hai iniziato?
Siamo di fronte a una trasformazione radicale. Oggi le aree attrezzate di Marcarolo, salvo rare (e ahimè sanzionate pesantemente – 468 euro per i fuochi) eccezioni, sono visitate da turisti educati, rispettosi dell’ambiente e della collettività; in passato spesso erano luoghi di tensione tra i diversi gruppi, con litigi frequenti per il “possesso” dei pochi punti fuoco – oggi non più presenti – e senza alcuna connessione col territorio protetto che veniva utilizzato a soli fini ludici e poco rispettosi dei residenti. I prati da sfalcio erano per loro … campi da calcio, le fioriture spontanee erano il giardino da cui raccogliere i fiori da portare a casa.
Che azioni avete svolto per migliorare e far comprendere alle persone la dimensione in cui si trovavano?
Una prevenzione e una vigilanza costante in tutti i fine settimana primaverili estivi anche se, la svolta vera, è arrivata quando l’Amministrazione decise di rimuovere i punti fuoco a disposizione dell’utenza e con essi anche i bidoni dell’immondizia.
Oggi che i risultati di questo lavoro si vedono, quale messaggio ti piacerebbe lasciare chi sostiene il Parco e a chi verrà a trovare le aree attrezzate dell’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese la prossima estate?
Benvenuti nel vostro Parco, l’area attrezzata è solo un punto d’inizio della scoperta di un tesoro ancora inesplorato
<strong>Ecomuseo di Cascina Moglioni</strong>
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