Appennino News,  Attività Ecomuseo Cascina Moglioni

Resoconto delle attività culturali del mese di giugno 

Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese-Ecomuseo di Cascina Moglioni

Le iniziative culturali, promosse dall’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese – Ecomuseo di Cascina Moglioni proseguiranno, nella stagione estiva con un ricco e originale calendario; le attività consultabili sui siti ufficiali ( areeprotetteappenninopiemontese.it e ecomuseocascinamoglioni.it ) muovono naturalmente da un intento costitutivo delle realtà ecomuseali e delle aree protette: offrire al pubblico momenti di riflessione sul rapporto uomo e natura e sul confronto tra tradizione e contemporaneità.

In questo contesto si è inserita l’escursione floristica sul Monte Chiappo, “Relitti alpini della flora appenninica”, condotta dal botanico Davide Dagnino e dai guardiaparco dell’Ente, il 7 giugno scorso. Come evidenziato dal titolo, protagonisti della giornata sono stati i cosiddetti “relitti alpini”, piante che, giunte dall’arco alpino alle nostre latitudini in un lontano passato, oggi sono presenti solo in quota, nei rilievi più alti dell’Appennino della provincia di Alessandria, in ambienti caratterizzati da praterie secondarie, cioè nate dall’intervento dell’uomo, luoghi in cui hanno trovato condizioni di vita favorevoli. Si tratta di esemplari fragili perché particolarmente sensibili al riscaldamento climatico in atto e all’abbandono delle pratiche pastorali, che garantivano la presenza di prati da pascolo e da sfalcio. In loro assenza, questi spazi adatti alle specie erbacee, infatti, tendono naturalmente a essere ricolonizzati da boschi di neoformazione o di invasione naturale, una situazione qui ben visibile a un escursionista attento. Camminando lungo le pendici del Monte Chiappo, si può infatti ammirare un paesaggio davvero sorprendente, che muta con gradualità e armonia: agli alberi di faggio, seguono prima le “piante pioniere”, come il sorbo montano e il maggiociondolo, poi gli arbusti di rosa e ginestra stellata e, infine, le praterie dove vivono, tra le altre, Antennaria dioica, Gentiana lutea e Traunsteinera globosa. La diversità naturale e le emergenze botaniche, che rendono unici questi rilievi appenninici, possono tuttavia essere preservate, almeno nel breve periodo, solo attraverso una gestione capace di garantire un equilibrio ecologico tanto complesso quanto difficile da realizzare. Da qui deriva il ruolo degli Enti di gestione delle Aree protette piemontesi il cui compito consiste nel mantenere habitat di grande valore naturalistico sempre più vulnerabili anche per effetto di fenomeni globali, come l’innalzamento delle temperature, sui quali non è possibile intervenire a livello locale.

Attraversiamo un breve tratto di Appennino per arrivare al Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo dove il 12 giugno scorso, presso la struttura dell’Ecomuseo di Cascina Moglioni, è stata organizzata una camminata notturna alla scoperta dei suoni  e delle forme della natura di notte. Una prima parte della serata, propedeutica all’attività sul campo, è stata dedicata alla storia dell’arte. La riflessione, dal titolo “Il fascino del cielo notturno nell’arte”, si è incentrata sull’importanza, per l’uomo contemporaneo, di fermarsi e di lasciarsi ancora incantare dal fascino del cielo notturno di cui, anche a causa dell’inquinamento luminoso, sembra essersi progressivamente dimenticato con evidenti ripercussioni nell’ambito della tutela ambientale.

Emblematici, per il loro antitetico approccio al tema trattato, risultano due famosi dipinti, entrambi conservati al MoMA di New York e realizzati a una ventina d’anni di distanza l’uno dall’altro: “La notte stellata” di Vincent van Gogh, opera nella quale l’artista, accentuando le luci e il movimento degli astri, ha espresso il suo profondo stupore di fronte alla straordinaria bellezza del cielo stellato e “Lampada ad arco” di Giacomo Balla, un quadro in cui la potente luce elettrica del lampione, che domina su una timida falce di luna, pare tradursi in una miope esaltazione del dominio tecnologico sulla natura. Due immagini ricche di significati che – seppur a distanza di tempo – illustrano in modo efficace le contraddizioni della civiltà occidentale.

Dopo questa introduzione dedicata all’arte, accompagnati dal canto del succiacapre, dal frinìo del grillo campestre e dalla luce a intermittenza delle lucciole, i partecipanti sono stati guidati in una breve passeggiata nelle pertinenze dell’ecomuseo alla scoperta del “popolo della notte” ossia delle specie animali che presentano abitudini crepuscolari o notturne. Con l’utilizzo del bat detector – uno strumento capace di intercettare gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli e di convertirli in suoni percepibili all’orecchio umano – sono stati seguiti alcuni individui di pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii) e pipistrello di Savi (Hypsugo savii) nella loro attività di caccia. Gli ultrasuoni, attraverso i quali i chirotteri individuano al buio la posizione della preda, sono solo una delle tante strategie messe in campo dagli animali notturni. L’allocco, per esempio, oltre ad avere un piumaggio che gli consente un volo silenzioso, presenta orecchie posizionate in modo leggermente asimmetrico così da localizzare meglio i suoni nello spazio.

L’iniziativa ha evidenziato come la notte possa rappresentare una condizione privilegiata per comprendere le potenzialità degli animali e i limiti dei nostri sensi, offrendoci così l’occasione di sviluppare una percezione della natura inedita, sorprendente e affascinante.

Rimanendo nell’ambito della divulgazione ambientale, merita infine di essere segnalata la partecipazione dei guardiaparco Mara Calvini e Giacomo Gola al Festival delle Terre Alte – Natura d’Appennino, una giornata di confronto e divulgazione sulla natura dell’Appennino delle Quattro Province. 

Nell’intervento intitolato “Flora di pregio e altri tesori dell’Appennino” Giacomo Gola si è soffermato sulle emergenze botaniche presenti nelle aree di competenza dell’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese e inserite nella lista  rossa regionale. Si fa riferimento a 29 specie minacciate che per diverse ragioni, tra cui la trasformazione dei loro habitat, risultano in una situazione di evidente criticità. Tra gli esempi più significativi vi è, senza dubbio, la Pulsatilla montana, un “relitto glaciale” che con la crisi climatica attuale rischia di scomparire per sempre dalla Riserva Naturale del Neirone, luogo in cui si era rifugiata durante le ultime glaciazioni. L’obiettivo dell’Agenda 2030 di proteggere almeno il 30% delle terre e dei mari del pianeta entro il 2030 sembra oggi molto lontano e tuttavia questa è l’unica strategia possibile per la conservazione della diversità vegetale che solo nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e nella Riserva Naturale del Neirone arriva a quasi 1000 specie.

Nella relazione, “Rapaci in transito: l’importanza strategica dell’Appennino ligure-piemontese nel Progetto Migrans”, Mara Calvini, invece, ha illustrato le caratteristiche del progetto Migrans, coordinato dall’Ente di gestione delle Alpi Marittime con il coinvolgimento, in Italia, di oltre 18 siti di osservazione tra i quali si inserisce il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo (Monte Vesolina). Esso prevede lo studio delle rotte di migrazione che diverse specie di uccelli, come il biancone, seguono nei loro spostamenti dall’Africa all’Europa, sfruttando, a livello locale, le correnti termiche ascensionali “di pendio” che si formano tra il mare e i rilievi liguri-piemontesi.

Dai monitoraggi che ogni anno vengono organizzati tra marzo e maggio, anche grazie al contributo dei volontari, emerge il passaggio di numerosi rapaci, tra cui il già citato biancone, il falco di palude, l’albanella minore, il falco pecchiaiolo, l’aquila minore, il grifone, il nibbio reale insieme ad altri uccelli di particolare interesse (la cicogna nera, il gruccione e diversi irundinidi) per un totale di almeno 27 specie osservate a partire dagli anni 2000. La raccolta e l’elaborazione di questi dati, oltre a costituire un compito istituzionale dell’Ente, consentono di avere strumenti utili nella pianificazione e nella conservazione territoriale.

In linea con le finalità dell’evento, difendere, conservare e aumentare gli ambienti naturali e la loro biodiversità, entrambi gli interventi hanno infatti evidenziato quanto sia necessario, per un’efficace azione di contrasto ai pericoli che minacciano l’ambiente, un approccio scientifico, fondato sui dati raccolti sul campo e sulla conoscenza degli studi effettuati dagli specialisti e delle norme vigenti.