Marcarolo Film Festival 2026
16 agosto 2026, dalle ore 14.00

Dal 2008 il Marcarolo Film Festival propone agli spettatori una rassegna di documentari dedicati alla valorizzazione e alla tutela dell’ambiente e delle culture minoritarie.
Le proiezioni, quest’anno, si svolgeranno domenica 16 agosto, presso la sede dell’Ecomuseo di Cascina Moglioni, a partire dalle 14.00.
Il pomeriggio si aprirà con due filmati incentrati sui Cabané, gli abitanti-custodi di Capanne di Marcarolo, per poi proseguire con una selezione di altrettanti documentari naturalistici: il primo sul gatto selvatico dell’Appennino ligure-piemontese, il secondo sui pipistrelli della Camargue.
Il grano ritrova la sua storia
Riprese, video e montaggio: Claudio e Celeste Bevegni
Sezione junior

In questo cortometraggio i due giovanissimi realizzatori documentano il recupero di una pratica antica, da tempo abbandonata nell’area di Capanne di Marcarolo: la coltivazione del grano. Un’attività che per le comunità locali è stata per secoli non solo fonte di sostentamento, ma anche motivo di condivisione e di festa in diverse fasi del ciclo produttivo.
Angela racconta
Intervista realizzata da Marco Oliveri
Montaggio di Valter Ventrella
Musica di Massimo Astengo

Nella videointervista realizzata da Marco Oliveri, Angela Timossi racconta la “grande” storia del Novecento e della Resistenza attraverso la sua esperienza personale, quando viveva con la famiglia alla Cascina Nespolo (Capanne di Marcarolo – AL). Un luogo ancora oggi straordinariamente ricco di ricordi, dove riecheggiano le voci, come la sua, di un’umanità semplice e autentica.
Gatto sarvægo
Un film di Paolo Rossi e di Nicola Rebora

Realizzato da Paolo Rossi e Nicola Rebora questo film è un tributo al Gatto selvatico, per il suo straordinario rapporto di intimità coi boschi maturi: il suo manto evanescente assomiglia alle rocce e alla corteccia degli alberi, il suo passo è leggero come una piuma ed i suoi sensi sono così sviluppati che possono percepire un’arvicola muoversi sotto venti centimetri di neve.

Une vie de Grand Rhinolophe
Una vita da rinolofo maggiore
Un film di Tanguy Stoecklé
Prodotto dal Groupe Chiroptères de Provence
con il contributo del programma europeo Life+ Chiromed

Il film, ambientato tra la Camargue e le gole del Gardon, svela il misterioso mondo di questi singolari mammiferi, soffermandosi sulla quotidianità di una femmina di rinolofo maggiore e della sua piccola. Alle immagini estremamente suggestive fanno da colonna sonora i suoni della natura e gli ultrasuoni dei pipistrelli, resi percepibili all’orecchio umano attraverso una riduzione della loro frequenza originale. Il rinolofo maggiore è minacciato in tutta Europa per diversi fattori tra cui l’agricoltura intensiva e il traffico automobilistico; quando si trova in zone aperte, infatti, questa specie tende a volare a circa un metro da terra diventando così facile bersaglio delle auto in transito. Il documentario, realizzato grazie al Programma europeo Life+ Chiromed, oltre a coinvolgere emotivamente lo spettatore, ha il pregio di illustrare le strategie di conservazione e di sensibilizzazione messe in atto per la tutela dei chirotteri.
Il filmato in lingua originale (francese) sarà introdotto da Mara Calvini, guardiaparco dell’Ente di Gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese, naturalista e chirotterologa.
Per scoprire qualcosa in più sui documentari che saranno proiettati, vi proponiamo due interviste esclusive, realizzate in occasione del prossimo Marcarolo Film Festival
Intervista a Marco Oliveri per il filmato “Angela racconta”
Che cosa ti ha spinto a realizzare questo video?
L’occasione, più unica che rara, di intervistare, nel 2026, una testimone del rastrellamento nazifascista della Pasqua del 1944 alle Capanne di Marcarolo.
Qual è, a tuo avviso, l’elemento di maggiore originalità e quello di maggior valore di questo documento video?
Aver avuto la possibilità di intervistare una contadina. La storiografia della Resistenza si è basata quasi esclusivamente su testimonianze di partigiani. I contadini non sono stati quasi mai coinvolti. Al massimo sono stati menzionati come un’astrazione: “i contadini”. I loro racconti, invece, contengono molte informazioni oggettive sui fatti accaduti, non condizionate da opinioni politiche o di parte, aggiungendo particolari che in alcuni frangenti contribuiscono a fornire versioni più realistiche e prive di retorica, nella quale spesso la narrazione della Resistenza scivola.
Puoi descrivere brevemente il tuo primo incontro con Angela? Che cosa ti ha colpito, o continua a colpirti, di lei?
Quando ho incontrato Angela, nella casa di riposo dove vive, ho pensato di farle prima, a microfono spento, qualche domanda generica e scherzosa per metterla a suo agio, ma ho capito subito che non era necessario. Angela ha una presenza di spirito, un’ironia sottile e una mimica facciale che ti strappano il sorriso. Sono tipiche della sua generazione e penso anche del territorio. Ho conosciuto negli anni passati alcuni abitanti delle Capanne, che purtroppo per motivi anagrafici non ci sono più, che avevano la stessa simpatia e capacità di mettere a loro agio le persone con cui parlavano.
Ci racconti un aneddoto significativo legato alla registrazione dell’intervista?
Al termine della intervista Angela ha cambiato completamente argomento e ha iniziato a parlare di suo marito e del fatto che gli è stata negata l’indennità di guerra. Apparentemente non pertinente, ma non ho tagliato questa parte perché vedere come, a distanza di ottant’anni, lei sia ancora così fieramente contrariata, mi ha generato un misto di tenerezza e rispetto che penso, e spero, possa essere percepito anche da chi vedrà questo video.
Per concludere, ti va di aggiungere qualche considerazione finale?
Il modo fresco, partecipato, con cui Angela descrive le vicende genera la sensazione che le viva in tempo reale. Non è un tuffo nel passato ma è il passato che si ripresenta, oggi, grazie alla lucidità del suo modo di raccontare.


Intervista a Paolo Rossi per il film
“Gatto sarvægo”
Prima di soffermarci sul contenuto del tuo lavoro, vorresti spiegare ai lettori la scelta della definizione di “film”?
Parlo di “film” perché questo lavoro esce dai canoni classici del documentario, dove generalmente c’è una voce narrante fuori campo, per restituire un approccio il più possibile naturale – fino quasi a escludere la presenza dell’uomo – lasciando fluire suoni e immagini dell’ambiente; per questo la definizione di “film” mi sembra più onesta.
A tuo avviso, qual è l’elemento di maggior valore e quello di maggiore originalità di questo film?
Questo film è il secondo sul gatto selvatico. Il primo, Felis, era stato presentato all’interno del cartellone di “Attraverso Festival 2020” e, nonostante il Covid, riempimmo lo spazio all’aperto destinato alla proiezione. Le registrazioni video di gatto selvatico in Italia sono rarissime, ci sono dei brevi documentari, realizzati però in situazioni di cattività: il gatto selvatico è un animale schivo ed elusivo, difficile da riprendere in natura. Questi lavori sono inediti due volte anche perché le nostre riprese rappresentano le prime immagini di gatto selvatico dell’Appennino ligure-piemontese.
C’è un aneddoto significativo, legato alla realizzazione del film, che vorresti condividere?
Sicuramente la collaborazione con Nicola Rebora. Ci siamo conosciuti quando, nel 2009, lui seguiva il lupo nell’area del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e io, invece, in Val Trebbia e Val d’Aveto. Dalla condivisione delle prime immagini di questo predatore è nata un’amicizia; la realizzazione del film sul gatto selvatico è frutto di sei anni di lavoro svolto insieme, nei boschi, dove fotografiamo di persona o con l’ausilio di videotrappole e fototrappole (reflex trap).
Puoi descrivere il momento in cui, per la prima volta, hai visto le riprese del gatto selvatico?
Ogni volta, video dopo video, siamo sorpresi ed esaltati. Soprattutto nei video dove compare di giorno, ogni volta pensiamo: magari è l’ultima volta che ne filmiamo uno in pieno giorno.
Tu sei un ospite “storico” del Marcarolo Film Festival quindi negli anni abbiamo visto diversi tuoi lavori nei quali scienza, valore etico e arte si intrecciano in un perfetto equilibrio. Come nasce questo approccio? Quanto sono importanti, per te, tutte queste dimensioni (estetica, narrativa, etica e scientifica) nel racconto della natura?
La nostra ambizione è di impegnarci con passione nella raccolta delle immagini e trovare spazi dove proporle al pubblico. Speriamo che i nostri film mostrino l’approccio etico che ci caratterizza, senza l’utilizzo di esche o di altri espedienti, per ritrarre in modo efficace il comportamento naturale degli animali. Nel filmato, che sarà proiettato all’ecomuseo, compare una femmina di gatto selvatico mentre interagisce con i suoi piccoli; la scena funziona perché le videocamere sono poste a distanza e non sono un elemento di disturbo.
Dal punto di vista tecnico, interveniamo il meno possibile: per noi, ad esempio, le immagini non perfettamente nitide non sono un limite, sono un valore aggiunto perché dimostrano l’autenticità del nostro lavoro, trasmettono qualcosa di reale.
A che cosa stai lavorando in questo periodo? Vuoi condividere qualche anticipazione?
Il prossimo lavoro sarà dedicato alla martora e uscirà nel mese di novembre grazie a una raccolta fondi che si chiuderà proprio il prossimo 15 agosto. La martora, come il gatto selvatico, è un animale sfuggente, poco conosciuto in Italia e spesso confuso con la faina. Con il nostro film avremo la possibilità di far conoscere questo mustelide, soprattutto durante gli eventi dal vivo nei quali cerchiamo sempre di fornire al pubblico delle informazioni utili sulle specie che filmiamo.
Per concludere, c’è qualcosa che non ti ho chiesto e che ti piacerebbe aggiungere?
Vorrei ringraziare le persone che verranno al Marcarolo Film Festival. Oggi molti preferiscono vedere un film o un documentario a casa, ecco perché considero l’uscire di casa una forma di resistenza. Il mio pensiero va alle persone che verranno in cascina, all’ecomuseo. Una scelta che suona di antico, ma che per me è importante.
Invito tutti a venire e a partecipare!

Paolo Rossi, Nicola Rebora e Marco Oliveri saranno presenti all’evento per dialogare con il pubblico.
Ulteriori informazioni sul Marcarolo Film Festival e sui documentari selezionati saranno disponibili sul sito e sui canali social dell’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese e dell’Ecomuseo di Cascina Moglioni.
Potrebbe anche piacerti
Guida “Il Cammino dei Ribelli”
28 Febbraio 2025
Lavori in corso – La passerella in legno dell’Ecomuseo di Cascina Moglioni
28 Luglio 2021