Oggi nell'Appennino

Riserva Naturale del Neirone, scoperta la presenza del leccio (Quercus ilex)

Due esemplari di leccio sono stati scoperti all’interno della Riserva Naturale del Neirone lo scorso 2 ottobre 2016. Si tratta di un ritrovamento di grande rilievo fitogeografico in quanto testimonia l’importanza che aree anche molto piccole – parliamo di una Riserva Naturale di 101 ettari – possono rivestire per la protezione dell’ambiente naturale.


L’interesse botanico dell’area, sita nel Comune di Gavi (già Gavi Ligure) e Riserva Naturale dal 2011, era già stato oggetto di attenzione da parte della legislazione del Piemonte fin dai primi anni ’70 del secolo scorso (Legge Regionale n° 24 del 1974, Protezione della flora) per la presenza di specie rarissime nel territorio regionale.
La legge sulla protezione della flora, divenuta poi, dopo una prima modifica nel 1968 e un secondo ampliamento nel 1982 la Legge Regionale n° 32/’82 “Norme per la conservazione del patrimonio naturale e dell’assetto ambientale”, consegnava al territorio di Gavi Ligure il primato di due specie a protezione assoluta inserite in legge proprio in virtù della loro significativa presenza in un Comune del Piemonte sud-orientale. 
Le due specie a protezione assoluta erano la Pulsatilla montana (specie sud-europea montana, rarissima negli Appennini) e il Centranthus ruber (specie mediterranea in senso stretto, legata alla fascia dell’olivo, presente in Piemonte solo nell’estremo Sud con la stazione più prossima in Comune di Cabella Ligure).
A queste specie così importanti dal punto di vista della storia della distribuzione dei vegetali si aggiunge ora una quercia sempreverde, il leccio appunto o elce, come amava chiamarlo Italo Calvino.


Nella foto sopra una giovane pianta di leccio. Le foglie degli esemplari giovani e dei rami più bassi hanno i margini dentati per difendere la pianta dagli erbivori. Delle querce presenti nell’Appennino piemontese il leccio è l’unica, insieme alla pseudosughera (Quercus crenata), ad essere sempreverde. Il leccio, analogamente alla citata valeriana rossa (Centranthus ruber), è una specie steno-mediterranea con isolate stazioni di rifugio intorno ai laghi glaciali delle Alpi centrali e in valli particolarmente calde – oasi xerotermiche – delle Alpi piemontesi: Valle di Susa, Riserva Naturale Speciale dell’Orrido di Chianocco.

Nella foto sopra un confronto tra le foglie e le ghiande delle querce sempreverdi del nostro territorio: la pseudosughera (Quercus crenata) in alto a sinistra e il leccio (Quercus ilex).

La pseudosughera (Quercus crenata) – foto sopra – è molto simile al leccio, ha foglie tipicamente crenate, cioè a lobatura appena accennata ed ha probabile origine ibridogena tra leccio e quercia da sughero (Quercus suber).

La determinazione dei lecci presenti nella Riserva Naturale del Neirone è stata possibile grazie alla collaborazione di due rocciatori: Stefano Sisto (foto sopra) e Umberto Pasino (foto sotto).

Nella foto sopra, da sinistra: Stefano Sisto e Umberto Pasino, rocciatori; Germano Ferrando, guardiaparco dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Appenino Piemontese e il prof. Franco Orsino già ecologo vegetale presso l’Università di Genova, da anni collaboratore volontario dell’Ente.

 

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