Procedura partecipata per la revisione e l’approfondimento della Carta degli habitat nella ZSC IT118009 “Strette della Val Borbera”
L’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese, in qualità di gestore della ZSC IT118009 “Strette Val Borbera”, data l’esigenza di promozione ed equilibrio delle attività agricole tradizionali entro il contesto normativo e procedurale della Rete Natura 2000, ha avviato dalla primavera del 2024, in accordo con i produttori locali e portatori di interessi, un percorso di revisione e approfondimento della Carta degli habitat ed integrazione delle misure di conservazione del Sito.
Il territorio della ZSC IT1180009 “Strette della Val Borbera”, caratterizzato dalla diffusa presenza di formazioni geologicamente appartenenti ai “conglomerati di Vobbia”, presenta, in Comune di Cantalupo Ligure, una sezione di territorio a spiccata vocazione agro pastorale, con un assetto dell’agro ambiente tradizionale che vede la compenetrazione di differenti tipologie di colture agricole intersecate ad habitat N2000; inoltre, similmente ad altri contesti dell’area appenninica si rileva il progressivo abbandono dei prati da sfalcio tradizionali.
Nel contesto delle procedure di revisione e aggiornamento dei Formulari Standard sono emersi elementi tecnici e conoscitivi preliminari, i quali hanno indirizzato l’Ente verso la necessità di revisione e analisi ambientale ad una scala di maggiore dettaglio, con approfondimento ecologico riguardante specie vegetali, quali l’orchidea barbone adriatico (Himantoglossum adriaticum).


In questo scenario si colloca il versante alto collinare di Costa Merlassino (AL), caratterizzato da un elevato valore paesaggistico e dalla presenza integrata con prati da sfalcio, seminativi e siepi di vigneti tradizionali di uve Timorasso, parte del patrimonio Unesco dell’area. Questa coltivazione, seguendo i moderni metodi di agricoltura biologica, risulta compatibile con il contesto ambientale. Nel caso in cui si prospetti lo sviluppo di un ambiente colturale Unesco all’interno di un Sito Natura 2000, secondo le Linee Guida comunitarie e i criteri di Condizionalità stabiliti a livello nazionale e regionale, tale attività deve infatti integrarsi e armonizzarsi con le finalità di conservazione del sito.
A seguito di queste premesse iniziali, il personale APAP in accordo con il locale Consorzio del Timorasso ha considerato funzionale alle molteplici esigenze evidenziate a livello territoriale di procedere, in accordo con il Settore Sviluppo Sostenibile, Biodiversità e Aree Naturali, nell’effettuare una revisione di maggiore dettaglio della Carta degli habitat della ZSC IT1180009 “Strette della Val Borbera”.
Gli incontri con i portatori di interesse si sono svolti ai sensi del DM 17 ottobre 2007, art. 2. E dell’art. 40 L.R. n. 19/2009 e s.m.i., e hanno visto la partecipazione dell’Amministrazione comunale, agricoltori, proprietari e viticoltori locali, oltre a soggetti portatori di interesse come Associazioni ambientaliste, Associazioni agricole, il CAI di Novi Ligure, i Carabinieri Forestali, nuclei di Cantalupo Ligure e Stazzano.
Dal marzo 2025, dopo un incontro presso il comune di Cantalupo, l’Ente APAP grazie alla collaborazione con il dott. Davide Dagnino, ha iniziato uno studio sul territorio della ZSC IT118009 “Strette della Val Borbera”.
Gli obiettivi dello studio sono stati:
- Caratterizzazione degli ambienti prativi;
- Aggiornamento della carta degli habitat;
- Quantificazione delle superfici;
- Indicazioni gestionali.
Gli habitat maggiormente necessitanti di approfondimenti scientifici e gestione sono stati i seguenti secondo la codifica degli habitat di interesse comunitario: 6210, prati magri da fieno a bassa altitudine ed 6510, formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia), prioritario dove si ha una rilevante fioritura di orchidee . Al fine di consentire l’armonizzazione delle pratiche agricole con le esigenze di conservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario, la comunità europea prevede nei casi specifici, azioni (misure) di attenuazione mirate a garantire il mantenimento delle superfici degli habitat nel sito, anche tramite il recupero di terreni degradati, abbandonati e invasi dalla vegetazione avventizia.
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