Buone pratiche per la biodiversità in noccioleto – Intervista al dott. Enrico Rivella ( ARPA PIEMONTE)
L’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese, nell’ambito della redazione del Piano di Gestione della ZSC IT1180010 “Langhe di Spigno Monferrato”, si è avvalso del supporto di Arpa Piemonte, in merito alla tematica “Pratiche agricole e sviluppo del territorio, con particolare attenzione al paesaggio rurale storico“. In questo contesto è stata condotta un’intervista ad Enrico Rivella, tecnico del Dipartimento Rischi Naturali e Ambientali di Arpa Piemonte e referente dell’attività.
- Qual è stato l’obiettivo principale del supporto richiesto dall’Ente Appenino Piemontese ad Arpa Piemonte?
La richiesta era nell’ambito del Piano di Gestione delle Langhe di Spigno Monferrato (AL), di curare gli aspetti di relazione tra le coltivazioni agricole principali del SIC e gli habitat oggetti di tutela. Le Langhe di Spigno appartengono geograficamente alle Langhe, e fanno parte dell’ecosistema di alta collina, dove si è selezionata la cultivar più pregiata a livello mondiale: la nocciola tonda gentile trilobata (nome dovuto alla forma tre lobi del frutto). Nelle coltivazioni presenti in quest’area collinare è ben rappresentato quindi il noccioleto, con una presenza significativa sul mercato sia di imprese a “circolo chiuso” che commercializzano esclusivamente le proprie produzioni, sia di aziende che forniscono i grandi operatori commerciali o producono beni trasformati a base di nocciole. Quindi un’area di grande vocazione dove è importante curare la correlazione tra lo svolgimento dell’attività agricola, che non si vuole assolutamente ostacolare, ma integrare nell’ambito di altri ecosistemi naturali per cui è stato istituito il sito Rete Natura 2000 nel territorio.
2. A proposito di questo quindi quali sono, a suo parere, le pratiche più efficaci per la biodiversità in noccioleto?
Esistono buone pratiche prioritarie e pratiche più sperimentali. La pratica più importante, secondo me, è quella dell’inerbimento sotto le chiome: Poiché la nocciola cade al suolo per essere raccolta, il settore industriale ha implementato l’uso di macchine spazzolatrici che operano su terreni privi di copertura vegetale erbacea, ottenuta principalmente mediante interventi di diserbo. Ne consegue che sotto il noccioleto ci sia una tabula rasa di terreno, con evidenti problematiche di erosione dovute anche al ruscellamento delle precipitazioni piovose. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di lasciare la cotica erbosa spontanea o effettuare un inerbimento il più possibile autoctono, al fine di creare nicchie e nutrimento per vari organismi che sono limitatori degli insetti nocivi per il nocciolo. Le erbe poi sono utili alla pianta stessa creando un suolo che permette il collegamento delle radici con le micorrize (associazioni simbiotiche mutualistiche tra funghi del suolo e le radici delle piante). Non dimentichiamo poi che se nei noccioleti il terreno viene diserbato le cimici non avendo alternative alimentari attaccheranno solo i noccioli.
3. In questo senso è importante la gestione del tappeto erboso…
Si, la gestione dell’erba sotto le chiome non è solo importante per l’equilibrio della coltivazione ma può addirittura essere un habitat complementare per le specie degli ecosistemi naturali vicini di cui del resto il nocciolo è un componente selvatico. Nelle cotiche erbose dei noccioleti tradizionali dell’Alta Langa quando le chiome a pieno sviluppo si toccano, si crea un ambiente ombroso sottostante in cui possono insediarsi specie molto particolari come le orchidee selvatiche che sono il vanto della flora delle Langhe. Un noccioleto sano, è un noccioleto che si amalgama con la biodiversità dell’area, dove l’erba può essere gestita si, ma con macchine leggere, lasciando sempre almeno cinque centimetri di stelo dell’erba che consenta l’utilizzo delle macchine spazzolatrici senza la necessità di diserbi. Quest’ultimo aspetto risulta prioritario. Le macchine esistono e sono da utilizzare, ma non devono diventare motivo per indurre l’uso di diserbanti.
4. A proposito di organismi. Lei ha citato la cimice asiatica e “un controllo simbiotico”. Di cosa si tratta?
È una tecnica tuttora studiata dall’Università di Torino e quindi ancora in una fase sperimentale. Sostanzialmente, si interviene sul “microbioma della cimice” ovvero sui batteri presenti nello stomaco della cimice attraverso un prodotto a base di rame e zinco, che fa sì che le larve appena nate muoiano in fretta perché mancanti del simbionte primario. In alcuni territori per eliminare il problema della cimice asiatica si è introdotto anche un organismo esotico il Trissolcus japonicus, conosciuto anche come la vespa samurai, l’unica specie in grado di parassitizzare la cimice asiatica. Per ora il monitoraggio ha scongiurato il rischio di sovrappopolazione di questo agente biologico e ne ha confermato l’utilità. Ritengo che, molte infestazioni si potrebbero evitare se si progettassero noccioleti più piccoli e gestiti con spaziature differenti, in grado di favorire un ambiente semi-naturale. In un contesto simile, alternando sulle bordure anche piantagioni di specie trappola in grado di attirare di più le cimici rispetto al nocciolo, il controllo dei parassiti potrebbe avvenire in una maniera più spontanea grazie alla presenza di antagonisti naturali come i pipistrelli.
5. Un altro problema sono i polloni. Quali tecniche o accorgimenti si potrebbero applicare per eliminarli?
I polloni sono i germogli che crescono alla base del tronco del noccioleto, sottraendo energia alla pianta. Esistono dei prodotti anti-polloni, ma non li consiglio. Il lavoro da fare purtroppo è un lavoro manuale chiamato “spollonatura”, che consiste nel rimuovere i germoglio manualmente, che talvolta richiede anche più interventi nel corso dell’anno. Certo, se un’azienda è grande, a livello industriale sarà più difficile sostenere i costi. È possibile, tuttavia, applicare pratiche di pascolo sulle superfici inerbite, utilizzando le pecore, che risultano efficaci anche nel contenere lo sviluppo dei polloni della ceppaia, senza però intaccare la corteccia dei noccioli (a differenza di un pascolamento con capre). È necessario però spostare il bestiame quando l’erba inizia a scarseggiare perché, in carenza di cibo, anche le pecore possono nutrirsi della corteccia.
6. In che modo queste buone pratiche potrebbero essere d’aiuto per un agricoltore a livello di marketing?
Ipoteticamente parlando, un agricoltore potrebbe aderire a queste misure ed essere segnalato dal Parco come sostenitore della biodiversità. Mettere a disposizione la propria conoscenza naturalistica e i propri prodotti a disposizione magari anche del turista o del consumatore. In questo senso si parla di marketing territoriale.
7. Marketing territoriale supportato anche da strumenti tecnologici come la Peek App…
Certamente. Questo lavoro di ricerca e analisi è stato condotto perché esistono delle Linee Guida Ministeriali del 2015 collegate al PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari). In queste linee guida è contenuta una misura specifica, la misura 18, che suggerisce l’attuazione di azioni di marketing per la promozione di prodotti di qualità nei siti Rete Natura 2000. La Peek App è lo strumento pratico per fare questo: l’idea è quella di proporre un servizio che trasformi un paesaggio rurale in un itinerario interattivo composto per turisti diventando un vantaggio economico e di tutela per gli agricoltori del territorio.
9. Le buone pratiche in noccioleto sono state acquisite dalla Regione Piemonte (Settore Biodiversità e Aree Naturali) per essere estesa a tutti i Siti Natura 2000: in questo senso ARPA, quale ruolo avrà?
Il ruolo di Arpa è fondamentale per l’attuazione della DGR n. 11-1905 del 1° dicembre 2025, che ha aggiornato le disposizioni per le Valutazioni d’incidenza allegando le buone pratiche in oggetto: secondo questa norma, chi intende realizzare un nuovo impianto all’interno di un Sito Natura 2000 è tenuto a recepirne almeno due. ARPA Piemonte fornisce il supporto tecnico necessario all’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese per il rilascio dell’autorizzazione, consigliando le misure più idonee in base alle caratteristiche specifiche del sito. Una volta emesso il provvedimento, il nostro compito prosegue con la verifica del dell’ottemperanza, controllando che le prescrizioni siano state effettivamente applicate e rispettate.
8. In definitiva, quale prospettiva si apre per il territorio di Spigno Monferrato?
Spigno possiede dei noccioleti meravigliosi e un paesaggio di Langa di grande pregio. La prospettiva è proprio quella di valorizzare questo legame e dimostrare che la Rete Natura 2000 non deve essere vista come un ostacolo, ma come un attestato di valore. Produrre in un’area protette europea significa offrire una nocciola che è espressione di un’ecosistema sano, dando il giusto riconoscimento al lavoro dell’agricoltore come vero custode e promotore del territorio.
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