Appennino News,  Attività Ecomuseo Cascina Moglioni

Giornate FAI di Primavera 2026

L’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese-Ecomuseo di Cascina Moglioni ha partecipato alle giornate FAI di Primavera (21 e 22 marzo 2026), organizzate dalla Delegazione FAI di Novi Ligure a Gavi (AL) e dal Gruppo FAI Sette Castelli dal Tobbio all’Orba a Mornese (AL). Il contributo dell’ente, in entrambe le iniziative che hanno coinvolto circa 440 persone, si è focalizzato sugli aspetti naturalistici delle due rispettive proposte: “Tra Carrosio e Gavi: la forza dell’acqua e l’ingegno dell’uomo” e “Mornese, la roccia e la vite”.

A Gavi l’approfondimento di carattere naturalistico, con il quale si concludeva la visita al Molino Neirone, è stato organizzato presso uno degli accessi della Riserva Naturale del Neirone, a pochi passi dall’emergenza architettonica.

La Riserva Naturale del Neirone si sviluppa lungo il corso dell’omonimo torrente (un breve affluente del Lemme) e comprende il Monte Moro, su cui si trova il suggestivo Forte di Gavi. Gestita dal primo gennaio 2016 dall’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese, essa offre al visitatore un itinerario ad anello e un accesso pedonale alla fortezza lungo i quali si possono incontrare specie animali, ma soprattutto vegetali, di grande pregio. La riserva, nonostante la sua modesta estensione, solo 101 ettari, ospita infatti più di 700 piante, alcune delle quali particolarmente significative, come l’anemone montana (Pulsatilla montana), relitto glaciale rarissimo al di fuori dell’arco alpino, il barbone adriatico (Himantoglossum adriaticum), orchidea protetta dall’Unione Europea e, tra gli alberi, il leccio (Quercus ilex), quercia mediterranea, poco diffusa a livello regionale.

La valle del Neirone, oltre a essere uno scrigno di biodiversità, conserva le tracce di un’antica civiltà contadina, descritta in “Attraverso il Neirone”, un documentario realizzato nel 2019 da Attraverso Festival in collaborazione con l’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese. A valorizzare le peculiarità di quest’area di grande prestigio naturalistico e culturale è Mario Traverso, memoria storica di Gavi, comune dove egli è nato nel 1931. “Mi considero un po’ il custode della valle del Neirone perché nessuno sa più le cose che so io della Valle del Neirone. Io ho raccontato il Neirone perché è una cosa che voglio che gli altri capiscano; se si danno il tempo possono afferrare quello che è stato il Neirone, se si danno il tempo di ascoltarlo e di guardarlo.”

Il “sopravvissuto della valle del Neirone”, così si era definito durante le riprese, sottolinea l’armonia perfetta tra uomo e natura di cui il paesaggio del Neirone-frutto di una saggia autogestione dei contadini gaviesi-era testimonianza. Una zona caratterizzata, fino agli inizi degli anni ‘50, da piccoli fazzoletti coltivati, orti e vigneti, che si spingevano allora fino al Forte di Gavi. “La civiltà contadina della valle del Neirone era una civiltà particolare: tutti piccoli proprietari e senza padrone; il modo di coltivare la terra era un sapere antico che si erano tramandati. I contadini poveri tutti avevano un pezzettino di terra in quei rii perché erano terre che i proprietari terrieri lasciavano ai contadini poveri; di solito le davano in affitto perpetuo a un prezzo stracciato e poi sono diventati loro.” Nei racconti di Mario Traverso è presente anche il Molino Neirone. “Da ragazzini eravamo a giocare nel mulino… qui… sempre; da ragazzi, dove c’era un laboratorio di artigiani, eravamo liberi di entrare: abbiamo visto tutti gli artigiani come facevano a fare le botti, a ferrare i buoi… D’estate, scalzi, facevamo delle piccole dighe con pietre e “zerbi” (zolle di terra) che prendevamo dalla roccia e nel periodo della siccità le rompevano, quando avevano quel tanto di grano, le rompevano e l’acqua veniva giù e potevano macinare.”

Foto di Elisa Arecco – Molino Neirone

A Mornese, dove protagonisti sono stati il paesaggio vitivinicolo e le cantine storiche scavate nella marna, l’approfondimento naturalistico si è incentrato sugli aspetti geologici e sulle orchidee spontanee che nascono ai margini delle coltivazioni. Le orchidee sono piante estremamente originali: di formazione piuttosto recente, risultano talvolta favorite da pratiche antropiche tradizionali rispettose dell’ambiente; pur presentando efficaci strategie di conservazione, sono perlopiù minacciate o addirittura a rischio di estinzione a causa della crisi climatica e del mutamento degli habitat in cui si trovano ed è per questo motivo che sono tutte protette dall’art. 15 della L.R. 32/1982. Tra le circa quaranta entità vegetali (specie e sottospecie) di orchidee presenti nell’area dell’ecomuseo risultano particolarmente rilevanti, per il valore ecologico del paesaggio collinare di Mornese: Anacamptis pyramidalis (così definita per la forma piramidale dell’infiorescenza); Orchis provincialis (in riferimento alla Provenza) e Orchis mascula (per la sua robustezza, evidenziata anche dalle dimensioni dell’infiorescenza che può raggiungere i 30 cm); Ophrys insectifera (portatrice di insetti, per il suo labello modificato simile a un imenottero), inserita nella lista rossa regionale del Piemonte.

La parte dedicata alle orchidee è stata presentata dagli allievi della scuola secondaria di primo grado “Emilio Podestà” di Mornese i quali, per l’occasione, oltre a documentarsi sulle loro caratteristiche, hanno anche realizzato dei disegni e dei bassorilievi.

La famiglia delle orchidee è diffusa nei cinque continenti, dal circolo polare artico sino alla Patagonia. Le orchidee sono in grado di adattarsi ad ogni luogo tranne che nei deserti e nei ghiacciai. La maggior parte delle specie tropicali cresce sui tronchi degli alberi, ma quelle italiane crescono tutte nella terra. Amano stare in compagnia fra di loro e spesso le troviamo a gruppi nei prati o nel sottobosco.

Per riprodursi le orchidee si affidano agli insetti impollinatori-ad esempio le api-cioè quegli insetti che trasportano il polline dal fiore maschio al fiore femmina. Le orchidee hanno inventato tre modi per attirarli. Alcuni insetti sono golosi di nettare (una specie di miele che producono solo le piante) e si avvicinano al fiore dellorchidea perché sentono il profumo appetitoso del nettare uscire dal fiore. Ma il fiore è piccolino e quindi per andare a succhiare il nettare si devono intrufolare dentro il fiore. In questo modo il polline rimane attaccato al loro corpo. Quando hanno finito di succhiare il nettare cambiano fiore e portano il polline su quello nuovo permettendo la fecondazione. Queste orchidee sono molto generose, danno qualcosa in cambio del favore che gli fanno gli insetti.

Ci sono poi le orchidee imbroglione e sono quelle che hanno un fiore che assomiglia alla femmina dellinsetto impollinatore. Non solo, conoscono il profumo che usa la femmina e lo sanno riprodurre. Linsetto maschio pensa di aver trovato una fidanzata e va a corteggiarla posandosi sul fiore. Così facendo si copre del polline dellorchidea e quando si accorge che si è sbagliato ormai è tutto ricoperto di polline. Va a cercare unaltra fidanzata e si posa su un altro fiore di orchidea permettendo la riproduzione.

Ci sono poi le orchidee che sanno quali profumi attirano gli insetti dentro il fiore. Linsetto impollinatore attratto dal profumo di qualcosa di buono cerca con tutte le sue forze di entrare nel fiore per andare a vedere cosa c’è e così il polline dellorchidea gli si attacca addosso prima che possa capire che dentro il fiore non c’è nulla. Queste sono delle orchidee un poegoiste e furfantelle, ma gli insetti a volte sono un pocreduloni.

Le Orchidee se sono lasciate tranquille vivono molto a lungo, ma tanti luoghi in cui nascevano sono stati distrutti. Adesso quindi sono protette. Non possono essere colte, anche perché lontano dalla terra in cui sono nate non sopravvivono e muoiono.

La cosa migliore da fare è guardarle, fotografarle e tornare lanno dopo a vedere se sono riuscite a moltiplicarsi. Se ce ne sono di più significa che quel posto è la loro casa, non bisogna disturbarle”.

(Testo scritto dal Gruppo FAI Sette Castelli dal Tobbio all’Orba per gli allievi della Scuola secondaria di primo grado “Emilio Podestà” di Mornese)