La Giornata Mondiale del Ranger
La Giornata Mondiale del Ranger (World Ranger Day), promossa dalla Federazione Internazionale dei Ranger (International Ranger Federation – IRF), è stata celebrata in tutto il mondo lo scorso 31 luglio.
Tale ricorrenza, istituita nel 2007, ha l’obiettivo di commemorare i ranger uccisi o feriti durante il servizio e di celebrare il lavoro che essi svolgono per proteggere i tesori naturali e il patrimonio culturale del pianeta.
Nel mondo vi sono circa 286.000 ranger e il loro numero, secondo quanto riportato dalla IRF, è destinato a salire, se si vorrà tener fede al programma 30×30 (proteggere il 30% del pianeta entro il 2030),
In Italia, la figura del guardiaparco nasce nel 1923 insieme al Parco Nazionale del Gran Paradiso e proprio a essa si ispirano le norme regionali piemontesi che ne definiscono oggi il profilo professionale.
I guardiaparco dei parchi regionali piemontesi sono qualificati come agenti di polizia giudiziaria e svolgono, nel territorio di competenza dell’Ente, attività di vigilanza per assicurare il rispetto delle normative europee, nazionali e regionali in materia ambientale. Tuttavia, intervengono anche in vari altri ambiti tra cui la gestione faunistica, forestale e floristico-vegetazionale, la ricerca (censimenti e monitoraggi naturalistici e ambientali), la raccolta e l’elaborazione di dati di carattere storico e culturale; si occupano infine di promozione, fruizione e didattica, contribuendo a una corretta educazione all’ambiente con una funzione di prevenzione che si integra con quella principale di vigilanza.

I primi tre guardiaparco dell’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese, già Ente di gestione del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, hanno preso servizio il 1^ aprile 1994.
Nel corso degli anni, il loro lavoro – riconducibile a tre ambiti principali: vigilanza, ricerca e divulgazione – si è progressivamente delineato in relazione all’evoluzione della normativa europea che, in materia di tutela ambientale, si è fatta via via più specifica ed efficace e ha richiesto un diretto contributo delle singole realtà regionali. I guardiaparco collaborano, ad esempio, all’attuazione della Direttiva CEE 92/43, nota con il nome di “Direttiva Habitat”, attraverso la quale gli enti di gestione delle aree protette piemontesi sono stati incaricati di adottare misure di gestione e monitoraggio per assicurare lo stato di conservazione degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatiche, che fanno parte della Rete Natura 2000, un sistema di aree protette a livello europeo.

Da subito essi hanno inoltre posto particolare attenzione alle attività di educazione ambientale e alle iniziative di carattere culturale, momenti di confronto che hanno contribuito all’acquisizione, da parte delle comunità locali, di una maggiore consapevolezza e di una corretta conoscenza del parco, all’inizio accolto con timori e pregiudizi.
Tra le prime proposte, si ricordano le “Settimane verdi”, organizzate nei mesi estivi e dedicate, in particolare, ai bambini.
Attualmente, i sei guardiaparco in servizio presso l’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese operano su un territorio assai più ampio e diversificato — pari a quasi 24.000 ettari — che comprende, oltre allo storico Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, la Riserva naturale del Neirone, il Parco naturale dell’Alta Val Borbera e i numerosi siti appartenenti alla Rete Natura 2000.
LEGGI LE INTERVISTE AI GUARDIAPARCO DELL’ENTE DI GESTIONE DELL’APPENNINO PIEMONTESE
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