Appennino News

Cammina con il “FAI” in Valle Spinti

Nell’ambito della collaborazione tra l’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese-Ecomuseo di cascina Moglioni e la Delegazione FAI di Novi Ligure, sabato 21 giugno 2025, è stata organizzata una camminata storico-naturalistica in Valle Spinti; hanno condotto l’uscita Silvia Gualtieri e Walter Dallafrancesca, educatori ambientali e guardie venatorie ambientali dell’ A.V.F. “Cascina Emanuele” di Grondona, insieme a Giacomo Gola, guardiaparco dell’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese.

Partendo dall’abitato di Grondona (AL), i partecipanti sono stati guidati alla scoperta del sorprendente microcosmo di questa valle appenninica. Un’esperienza che, a tratti, sembrava rievocare le “herbationes” di Linneo, le celebri passeggiate che l’illustre padre della nomenclatura binomia era solito organizzare nei dintorni di Uppsala perché i suoi studenti imparassero a determinare le specie botaniche di quell’angolo di Svezia, anche le più comuni, ma non per questo meno rilevanti.

Foto di Elisa Arecco

Tra le piante di maggior pregio, incontrate lungo il percorso, meritano di essere ricordate: il pungitopo (“Ruscus aculeatus”), un arbusto molto antico, definito dagli specialisti “relitto terziario” e due orchidee rare, “Epipactis muelleri” e “Anacamptis pyramidalis”. Si tratta di specie che, insieme a molte altre, contribuiscono alla definizione di ambienti assai diversificati, dai prati da sfalcio ai querco-carpineti, boschi misti di carpino nero (“Ostrya carpinifolia”), rovere (“Quercus petrea”) e roverella (“Quercus pubescens”).

A dominare il paesaggio del nostro itinerario, però, è stato il castagneto, esempio straordinario del millenario intervento dell’uomo sugli habitat naturali. Il castagno segna infatti la sottile linea di confine tra piante coltivate e selvatiche, tra attività antropiche e natura. In questo lembo di Appennino, come nell’area dell’Ecomuseo di Cascina Moglioni, la sua coltivazione fu implementata in epoca romana, diventando per secoli la principale fonte di sostentamento per la popolazione del posto.

L’essiccazione delle castagne avveniva, anche qui, in apposite costruzioni, situate al limitare del bosco e tuttora riconoscibili: gli “abèghi”, un termine molto simile a quello usato a Capanne di Marcarolo (“arbèghi”), forse riconducibile al gotico “haribairg” (“riparo per l’esercito”) e alle sue varianti medievali “haribergum”, “harbergum”, “albergum”. Gli “alberghi”, così come i boschi di castagno che definiscono la fisionomia di questi luoghi, erano un tempo diffusi in maniera capillare. Sempre a Grondona è stato realizzato un sentiero, “Il sentiero degli abèghi”, nel quale è possibile visitare quattro essiccatoi restaurati e osservare le circa 25 cultivar ancora presenti. Nonostante il progressivo spopolamento, infatti, sono evidenti le azioni di chi ha scelto di rimanere e contribuire alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale del territorio.

Foto di Elisa Arecco

Questo profondo legame con i luoghi si percepisce con chiarezza raggiungendo la tappa principale del nostro itinerario: Ca’ di Lemmi, un piccolo borgo a circa 500 m d’altezza, abitato oggi solo nei mesi estivi. L’ospitalità della sua piccola comunità riflette un antico rispetto per le persone, la natura e i manufatti del passato, un’attenzione semplice, ma autentica, di cui oggi più che mai sentiamo il bisogno.

La biblioteca comunale di Grondona, a tema naturalistico, “La Parola Fiorita”.