Attività Ecomuseo Cascina Moglioni

LA LINGUA SALVATA – SINTESI DELLA LEZIONE DEDICATA AI DIALETTI LOCALI

Sala Comunale di Mornese, 23 maggio

L’Ecomuseo di cascina Moglioni, nell’ambito della oramai pluriennale collaborazione con l’Unitre di Mornese, ha contribuito all’organizzazione della lezione aperta alla cittadinanza “La lingua salvata” , iniziativa con la quale si è celebrata la conclusione dell’anno accademico 2024/2025.

Questa proposta culturale si inserisce in un più ampio progetto dall’omonimo titolo, “La lingua salvata, i dialetti dell’Appennino piemontese”, ideato dall’ecomuseo nel 2023 con l’obiettivo di raccogliere, presso la “Biblioteca delle Aree protette dell’Appennino piemontese”, materiale bibliografico e audiovisivo relativo ai sistemi linguistici dell’area e promuovere momenti tematici di confronto, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali, delle associazioni e dei ricercatori.
Focus della serata è stata una riflessione sull’urgenza di trovare piani d’azione condivisi tra i numerosi soggetti che, a diverso titolo, si occupano dell’argomento affinché la ricerca, la conservazione e la fruizione delle informazioni possano essere più proficue.
Si è inoltre evidenziata la necessità da un lato di un ruolo attivo dei parlanti dall’altro di un approccio scientifico alla materia in ogni sua fase, soprattutto in questo delicato momento storico in cui gli idiomi locali, secondo quanto emerso dagli ultimi dati ISTAT, risultano nell’area di interesse dell’ecomuseo, in rapido declino, ancor più accelerato che nelle altre regioni italiane.
Di seguito una sintesi dei contenuti trattati, scritta in collaborazione con i relatori che hanno partecipato all’incontro.
In apertura, Giacomo Briata, già consigliere dell’ente e promotore del progetto “La lingua salvata”, si è soffermato su “I Pruverbi”, una raccolta di Don Wandro Pollarolo, parroco di Belforte dal 1952 al 2004 e sulla registrazione di una poesia, in genovese, composta e recitata da Remo Alloisio, poeta dialettale belfortese (Belforte, 1929-2010). “U 29 Agustu” è un componimento dedicato al ricordo dei tradizionali pellegrinaggi a piedi al “Santuario di Nostra Signora della Guardia” di Genova, una testimonianza del ruolo dei dialetti come strumento indispensabile di conoscenza delle culture che essi stessi sottendono.
Facendo riferimento agli studi del Prof. Fiorenzo Toso, già professore all’Università degli Studi di Sassari, linguista che molto si è dedicato alle lingue minoritarie, in particolare al genovese, Giacomo Briata ha posto infine l’attenzione anche su un altro aspetto centrale nelle ricerche in questo campo: la necessità di definire delle modalità condivise di trasmissione di una lingua per sua natura orale.
Marco Oliveri, ricercatore di storia locale, ha parlato, invece, dei toponimi dell’area delle Capanne di Marcarolo e delle varianti che sono emerse durante le sue indagini. Analizzando documenti cartografici del ‘700 (Archivio di Stato di Genova) e alcune registrazioni della fine degli anni ‘70 del secolo scorso (Archivio De Menech-ISRAL Alessandria), si rilevano infatti delle sostituzioni e delle sovrapposizioni, che, nel corso dei secoli, hanno modificato il nome di diverse località. La ricostruzione di questi passaggi rappresenta, senza dubbio, un’operazione utile per recuperare conoscenze di pratiche e di ambienti naturali, che con il tempo erano andate perse.
Ancora diversa risulta, invece, la questione dell’italianizzazione dei toponimi, operazione nefasta che, in tempi più recenti, ha svuotato del loro significato originale la definizione di numerosi siti, cancellando in questo modo informazioni utili alla conoscenza della civiltà che li abitava.
Rimanendo nell’area di Capanne di Marcarolo, Claudia Alessandri, già ricercatrice presso l’Atlante Toponomastico del Piemonte Montano (Università degli studi di Torino) e autrice, per conto dell’ecomuseo di cascina Moglioni, del libro “Le parole, gli strumenti, la memoria. Indagine etnolinguistica nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo”, dopo aver illustrato brevemente i contenuti della sua pubblicazione, si è concentrata sull’opportunità di affrontare questi studi con metodi scientifici, in particolare registrando e decrittando la parlata locale per poi fissarla secondo i criteri dell’Atlante linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale. Inoltre ha sottolineato l’importanza, quando si fa ricerca etnografica sul campo, di un approccio rispettoso e non “predatorio” nei confronti dei residenti, in modo da stabilire con loro un rapporto di fiducia e di condivisione. Solo in questo modo è possibile ottenere risultati concreti e oggettivi, scevri di frettolose interpretazioni.
Ha quindi suggerito che anche per la trascrizione delle nostre lingue locali sarebbe bene utilizzare un sistema comune e riconosciuto che garantisca una corretta registrazione dei fonemi e una più semplice condivisione dei materiali.
Insieme a Gianni Repetto, già presidente dell’Ente di gestione del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo e autore di numerose pubblicazioni sulla cultura e sulle lingue locali, ha quindi proposto alcuni esempi di trascrizione, utilizzando le indicazioni generali dell’Atlante linguistico ed Etnografico del Piemonte Occidentale ed evidenziando anche la possibilità di introdurre alcune varianti, di derivazione ligure, che si potrebbero utilizzare purché condivise da tutti quanti i soggetti trascrittori.
Gianni Repetto si è fatto infine promotore, con la lettura di una lettera aperta indirizzata ai sindaci locali, di un progetto che, sull’esempio dell’esperienza realizzata in Corsica, prevede l’istituzione delle “case della lingua”, luoghi di studio e di raccolta di materiali relativi alle nostre parlate locali. Una proposta che, lontana da una visione nostalgica di un ritorno all’utilizzo forzato di queste parlate, consenta di far conoscere con dignità istituzionale anche ai nuovi residenti sui nostri territori la lingua e la cultura locale e contribuisca a creare un ricco patrimonio di conoscenze e di Memoria da lasciare in eredità alle generazioni future.
L’evento, dopo la lettura di un passo tratto dal libro di Gianpiero Gastaldo “Mornese-Me c’al pensu, me c’al diggu” e di una poesia del poeta Carlo Montobbio, si è concluso con le musiche di Niccolò Tambussa e del gruppo musicale “Cantò ‘ntra curte” di Capriata d’Orba.