World Ranger Day: Le voci dei guardiaparco dell’appennino piemontese tra protezione, sfide e cura del territorio
Il 31 luglio si è celebrato il World Ranger Day, una giornata dedicata a riconoscere e valorizzare il lavoro del guardiaparco. Questa ricorrenza internazionale non solo commemora coloro che hanno perso la vita o sono rimasti feriti mentre svolgevano il loro compito di protezione ambientale, ma sottolinea anche l’importanza del loro ruolo nella tutela della biodiversità e nella gestione sostenibile delle aree naturali protette.
In occasione di tale ricorrenza, si è deciso non solo di dedicare un articolo alla celebrazione della giornata (leggi qui), ma di dare voce a coloro che esercitano in prima persona questa professione: i Guardiaparco dell’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese.
Dalle risposte ottenute emerge con totale chiarezza che la missione principale del guardiaparco consiste nel tutelare, monitorare e valorizzare il patrimonio naturale e culturale delle aree protette. Le attività principali si sviluppano ogni giorno tra boschi, prati, fiumi e sentieri , dove ogni gesto conta. Come suggeriscono alcune affermazioni, proteggere gli ecosistemi significa non solo preservarli per le generazioni future, ma anche per coloro che visitano questi luoghi oggi. In questo senso, è fondamentale proteggere il nostro patrimonio naturale per chi verrà dopo di noi, perché siamo tutti parte del complesso ecosistema chiamato Terra e ogni nostra azione ha conseguenze per gli altri.


Le principali sfide – sostiene Maurizio Ferrando – consistono nel comprendere gli ambienti dell’Appennino per individuare il giusto modo di coesistere con le attività economiche. Le aree protette sono costituite da molteplici professionalità che collaborano per preservare e tutelare il patrimonio naturale; il guardiaparco, nel suo ruolo di agente di vigilanza, ha il compito di orientare tali sforzi.
Comprendere gli ambienti dell’Appennino – secondo Daniela Roveda – consiste nel comunicare una visione più ampia e profonda dell’area protetta, dove tutto è strettamente connesso e trasformare la percezione dei limiti in un’idea di cura del territorio. A mio parere – continua Daniela Roveda – I parchi e le aree della Rete Natura 2000 non sono soltanto aree geografiche da sorvegliare, ma sistemi viventi nei quali tutti i componenti sono strettamente connessi. Le regole e i limiti non sono pensati “contro” le persone e le loro attività, ma nel tentativo di mantenere l’equilibrio tra l’uso, la gestione e la protezione del territorio. Quindi l’obiettivo delle attività di informazione e di prevenzione che i guardiaparco svolgono è trasformare l’idea di “limite”, che alcuni lamentano, in quella di “cura” del territorio.


Il guardiaparco – secondo la dott.ssa Mara Calvini – è l’essenza della tutela ambientale, un professionista con competenze e formazione specifica. Per chiarire meglio il concetto: Il guardiaparco sta alla natura come il medico alla salute e gli insegnanti al futuro. Oggi il guardiaparco ha un ruolo multidisciplinare, è un pubblico ufficiale e agente di polizia giudiziaria con compiti di vigilanza e controllo del territorio, è un tecnico della gestione ambientale e dei monitoraggi faunistici in collaborazione con professionisti e enti di ricerca, un comunicatore delle scienze naturali. Il suo ruolo è quello di preservare il territorio per chi lo vuole conoscere e amare.
Dai racconti emerge anche il rapporto diretto con i visitatori: accogliere chi entra in un’area protetta significa trasmettere un messaggio chiaro e semplice: “Benvenuto a casa tua”. Immergersi nel paesaggio significa osservare ogni dettaglio, leggere i pannelli informativi, rispettare i sentieri e le regole e vivere l’esperienza senza lasciare traccia del proprio passaggio. Germano Ferrando sintetizza questo principio con un invito diretto: “Non lasciare traccia del tuo passaggio”, un concetto che racchiude l’idea che proteggere il territorio è responsabilità di tutti.
Ogni giorno i guardiaparco vivono il territorio in prima persona: seguono le tracce degli animali nella neve, controllano i nidi degli uccelli, che non vengano rilasciati rifiuti nell’ambiente e intervengono quando un ecosistema mostra segni di stress. Tutto questo lavoro, unito alla consapevolezza del legame tra uomo e natura, costruisce un’esperienza concreta di tutela e cura, che non si limita ai gesti pratici, ma si trasmette anche attraverso la narrazione ai visitatori. Sentirsi ospiti della natura – aggiunge Paolo Tardito – implica comportarsi di conseguenza, con rispetto e gratitudine.
L’immagine quindi di un guardiaparco non solo custode, ma mediatore tra uomo e natura. È un professionista che guida chi entra in questi luoghi a comprendere la complessità degli ecosistemi, a rispettarne l’equilibrio e a sentire la responsabilità di ogni gesto. Ogni passo lasciato sui sentieri, ogni azione compiuta, può diventare un atto di cura, un modo concreto per far sì che la bellezza e la ricchezza dell’Appennino piemontese possano essere godute da tutti, oggi e in futuro.
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