La sapienza degli alberi. Significato e importanza degli ecosistemi boschivi.
L’area del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, all’interno della quale si trova l’Ecomuseo di Cascina Moglioni, presenta un’importante varietà di alberi e boschi, in particolare querco-carpineti e faggete che, negli ultimi decenni, a seguito di un costante e incisivo spopolamento, hanno riconquistato questo tratto selvaggio di Appennino ligure-piemontese.
La passeggiata “La sapienza degli alberi. Significato e importanza degli ecosistemi boschivi”, evento collaterale del Marcarolo Film Festival, ha offerto ai partecipanti la possibilità di conoscere meglio l’affascinante mondo degli alberi, elementi indispensabili per la sopravvivenza dell’uomo sulla Terra.
A condurre la mattinata, il divulgatore ambientale Antonio Scatassi, autore – insieme ad Alessandro Ghiggi, naturalista e videomaker, del progetto di censimento e documentazione degli alberi vetusti del nostro Appennino e aree limitrofe.
Di seguito si propone una sintesi dei temi affrontati.

Foto di E.Arecco
Tra gli argomenti trattati, ampio spazio è stato dedicato all’illustrazione delle straordinarie caratteristiche delle piante, capaci di interagire tra loro e con il mondo circostante e di trasformare le informazioni disordinate provenienti dall’esterno in sistemi e processi organizzati.
La vita sulla Terra è possibile solo grazie a loro e nonostante ciò, forse per una marcata diversità rispetto a noi e agli altri animali o per una nostra limitata conoscenza del valore e della complessità del regno vegetale, esse sono spesso considerate poco più che uno sfondo, soggetti da tagliare o potare talvolta in modo del tutto arbitrario.
Le innumerevoli strategie di comunicazione messe in atto da questi organismi, studiate già a partire dagli anni ‘80, risultano evidenti, per esempio, in alcuni meccanismi di difesa che si manifestano con la produzione di monoterpeni, molecole aromatiche emesse dal singolo individuo in caso di pericolo con la funzione di allertare gli esemplari circostanti, affinché possano attivare risposte difensive adeguate.
Un’ulteriore prova di interazione è data dalla micorriza, un’associazione simbiotica tra le radici delle piante e il micelio dei funghi attraverso cui vengono scambiati nutrienti e informazioni utili alla sopravvivenza di tutti i soggetti coinvolti anche a distanze considerevoli. Questo legame sotterraneo, assai sofisticato e ancora in buona parte oggetto di studio, evidenzia un altro aspetto innovativo e stupefacente al tempo stesso, che rappresenta un potenziale paradigma anche per le società umane: in natura, le relazioni tra esseri viventi si basano spesso su cooperazione, scambio e mutualismo, più che su competizione e antagonismo, come si tendeva a credere in passato.
Alla rete invisibile ipogea fa eco, in superficie, il bosco. Il bosco, a sua volta, è un sistema integrato ad altissima complessità in cui possiamo immaginare gli alberi come cellule di questo più ampio organismo in continua e naturale evoluzione che culmina, quando non alterato dall’azione dell’uomo, in uno stato di maturità definito climax. Eppure, ad oggi, in Europa, le foreste primarie, nelle quali non sono visibili interventi umani diretti, sono meno dell’ 1%. Si tratta di ambienti apparentemente caotici, molto diversi da quelli restituiti dall’immaginario comune – troppo a lungo plasmato da una visione antropocentrica della natura, nei quali protagonista assoluta è la necromassa. La sua presenza, che può raggiungere valori pari a 300 metri cubi per ettaro, costituisce un indicatore chiave della qualità ecologica e della salute complessiva della foresta stessa. Essa ospita numerose forme di vita, favorisce lo sviluppo di biocenosi e crea le condizioni indispensabili alla sopravvivenza di specie rare, come lo scarabeo eremita (Osmoderma eremita), tutelato dalla Direttiva Habitat e recentemente individuato anche in Appennino, nel corridoio ecologico tra la Zona Speciale di Conservazione del Massiccio dell’Antola e la Zona di Protezione Speciale dell’ Ebro e del Chiappo, in Val Borbera.
Più in generale, le foreste svolgono un ruolo cruciale nella mitigazione del clima, nel ciclo dell’acqua e nello stoccaggio e nel ricircolo del carbonio, tuttavia il loro valore ecologico è spesso sottovalutato. Alberi, piante e boschi rappresentano un patrimonio prezioso per la sopravvivenza della specie umana, un bene da conoscere e da proteggere alla stregua di una cattedrale o di un tempio. Ma forse se ne coglierà pienamente l’importanza solo quando si comprenderà, come evidenziato da Antonio Scatassi, che la complessità e la bellezza presenti in un ecosistema forestale risultano difficilmente eguagliabili da qualsiasi manufatto umano o opera d’arte.
Per ulteriori approfondimenti
STEFANO MANCUSO in La città vivente | MARA REDEGHIERI in Futura Umanità – 24/07/2021

Foto di E. Arecco
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