ULTIME LEZIONI ALL’UNITRE DI MORNESE
Con i due incontri di marzo si è concluso il ciclo di lezioni delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese sulla biodiversità tenutesi all’Unitre di Mornese; uno è stato dedicato alle numerose specie animali che vivono principalmente di notte, l’altro alla biodiversità e alla diversità linguistica e culturale.
Il buio che arricchisce la biodiversità
Relatrice: Mara Calvini

Dopo aver illustrato il concetto di biodiversità a vari livelli, si è evidenziato come siano ben più numerosi gli animali di abitudini notturne rispetto a quelli che normalmente siamo abituati ad osservare.
Quando cala il silenzio e noi esseri umani andiamo a dormire, un vero e proprio mondo che conosciamo ancora poco, si risveglia di notte per cominciare a svolgere le proprie attività. Questo comportamento è dettato principalmente dall’opportunità di occupare delle nicchie ecologiche vacanti per evitare di entrare in competizione con le specie diurne sia per lo sfruttamento di risorse trofiche sia per diminuire la probabilità di predazione. L’adattamento delle specie alla vita notturna e al buio è però frutto di milioni di anni di sorprendente evoluzione. Basti pensare al sofisticato sistema di ecolocalizzazione dei pipistrelli tramite gli ultrasuoni o alle specializzazioni anatomiche e sensoriali di alcuni coleotteri che vivono nelle cavità sotterranee. L’osservazione delle tracce indirette è un’abilità preziosa per chiunque sia interessato alla fauna selvatica, specialmente quella notturna, che è spesso difficile da avvistare direttamente: orme, resti di pasto, escrementi, tane, penne.
Tutti gli esseri viventi hanno un orologio biologico che scandisce le diverse attività giornaliere. Il ciclo circadiano regola le funzioni vitali degli esseri viventi, determina il ritmo sonno-veglia (ore di luce e di notte), garantendo equilibrio nello svolgimento delle nostre attività. E’ un ritmo di 24 ore che influisce su vari aspetti del corpo e del comportamento. Questo delicato equilibrio nella conservazione della biodiversità è sempre più minacciato da un emergente e grave problema: l’inquinamento luminoso. La luce artificiale notturna, aumentata a livello globale del 10% ogni anno dal 2013, ha effetti negativi su comportamenti come la ricerca di cibo, la riproduzione, la comunicazione, la protezione dai predatori, le migrazioni e gli spostamenti. Ad esempio, l’illuminazione esterna di siti di rifugio occupati da colonie riproduttive di Rinolofo minore (specie di pipistrello di particolare interesse conservazionistico a livello europeo) provoca una errata percezione del ritmo circadiano e influisce sul ritardo nell’involo serale con conseguente riduzione del periodo di alimentazione in corrispondenza di una fascia oraria più redditizia per il foraggiamento provocando un minoro accrescimento dei piccoli con conseguenze per la sopravvivenza durante il letargo invernale.
Il problema dell’inquinamento luminoso si unisce ad altri fattori negativi per la conservazione delle biocenosi come ad esempio la frammentazione degli habitat, la banalizzazione del paesaggio, l’utilizzo di pesticidi, la diffusione di specie aliene invasive, i cambiamenti climatici, ecc. Limitare l’illuminazione artificiale notturna è fondamentale per proteggere la biodiversità e ridurre l’impatto negativo sull’ambiente, concentrando la luce dove e quando è realmente necessario e utilizzando lampade a minor potenzialità di interferenza.
Quindi, la parola d’ordine è: spengere le luci!
Per approfondire
Pipistrelli e Inquinamento Luminoso – CieloBuio OdV.
Biodiversità e diversità linguistica: una relazione millenaria nella storia dell’umanità
Relatrice: Elisa Arecco

Autorevoli studi, condotti negli ultimi anni, hanno dimostrato che le aree del pianeta più ricche di biodiversità sono anche quelle con la più alta concentrazione di sistemi linguistici.
Ne è un esempio straordinario la Nuova Guinea che ospita l’8% della biodiversità conosciuta (con la metà delle specie presenti considerate endemiche) e quasi il 10% delle lingue parlate nel mondo, solo nella parte orientale dell’isola, la Papua Nuova Guinea.
Questa varietà di specie e di lingue, così sorprendente in alcune zone della terra, in particolare nella fascia equatoriale, è dovuta, oltre che a un lungo isolamento, al fatto che biodiversità e diversità culturale, laddove ben radicate, sono in grado di sostenersi, di proteggersi reciprocamente, di difendersi contro i processi di omologazione e di estinzione. Le popolazioni autoctone, nel corso dei millenni, hanno imparato a conoscere la natura in cui vivono, hanno raccolto moltissime informazioni sul piano ecologico e possono, attraverso i dati acquisiti, prevenire la perdita della diversità naturale; al tempo stesso, tuttavia, solo la presenza di questi habitat consentirà alle civiltà indigene di conservare la loro cultura. Per preservare la biodiversità e le lingue di questi luoghi è quindi necessario agire con una visione d’insieme.
Seppur in un contesto assai diverso, una riflessione, su scala locale, può essere fatta per i nostri dialetti. Le ultime rilevazioni ISTAT sottolineano tre aspetti importanti: essi sono sempre meno in uso (soprattutto come idioma prevalente); sono utilizzati in larga parte dagli anziani; risultano ancora piuttosto presenti nel Sud e nel Nord-est della nostra penisola mentre in Liguria, regione culturalmente vicina al territorio dell’ecomuseo, emerge una situazione di grande criticità.
Eppure le parlate locali e le lingue minoritarie sono una risorsa esclusiva per conoscere usi e tradizioni, per avere informazioni in ambito naturalistico, per mettere in campo nuove strategie di conservazione.
Si tratta di una biblioteca di saperi così importante da spingere l’ONU a proclamare gli anni dal 2022 al 2032 il “Decennio Internazionale delle Lingue Indigene”, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi: richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla progressiva perdita di queste lingue e adottare misure urgenti per preservarle, rivitalizzarle e promuoverne la conoscenza.
Leggi anche i precedenti articoli:
– Ciâbèlla, lucciola nel dialetto di Capanne di Marcarolo – Aree Protette
– Un inverno senza neve, non solo una perdita ambientale – Aree Protette
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